|

| Vincitrice del Palio nelle
edizioni 1970, 1978, 1979, 1980, 1981, 1989, 1995.
La Magnifica Porta di San Facondino, torre
gialla in campo verde,
trae origine dal nome del Santo Vescovo di Taino, tra i primi vescovi
del territorio e morto nel 607, a cui è dedicata una omonima
Pieve proprio nella parte del territorio del comune di Gualdo Tadino
che si affacciava al di fuori della cerchia muraria proprio verso
la zona nord della città.
Le spoglie di San Facondino, conservate ancora nella Pieve, sono
state e sono ancor oggi venerate dai gualdesi.Porta San Facondino,
unica a essere legata a un santo originario di Gualdo Tadino, trova
in esso il legame saldo che unisce la parte di territorio "entro
le mura" con le altre realtà situate al di fuori del
Centro storico.
L'antica Porta di accesso alla città, di provata bellezza
architettonica, guardava verso il monte, fonte di reddito e di sostentamento
della Gualdo medioevale e fu ampliata e in parte scomparve nel 1841
in occasione dell'ingresso del corteo pontificio di papa Gregorio
XVI, che aveva concesso il titolo di città a Gualdo (Valerio
Anderlini - Gualdo Tadino, il territorio e le sue genti).
Porta San Facondino racchiude nel suo territorio anche Castelli
quali quelli di Mori, San Facondino, Castriano (Vaccara), S. Angelo(
Pal. Mancinelli ), Genga e Categge. Suo il rione Capezza,
sede storica e cuore pulsante della porta con tutta la zona a valle
della Rocca Flea .
Fin dalle prime edizioni dei Giochi de le Porte, San Facondino divenne
la Porta da battere, il nemico principale, tanto è vero che
si aggiudicò le prime cinque edizioni in maniera consecutiva
e ancor oggi detiene il primato di Palii vinti.
Da sempre fiore all'occhiello della
Porta il Corteo storico, tra i più
ammirati sempre foriero di novità e punto di riferimento
dell'intera manifestazioni, attraverso ricerche e interventi di
costumisti di prim'ordine e una "squadra" di sarte che
tutto l'anno lavorano per mettere in campo una sfilata unica. Ma
anche la taverna di via Nucci è
un punto fermo della Porta con la sua équipe di cuochi e
di volontari che prestano la loro fondamentale attività per
la vita di San Facondino stesso.
|
|
| |
La chiesa di S. Facondino è
sicuramente la più antica del territorio gualdese ed è
sempre stata a capo di una parrocchia.
Essa si originò come forma devozionale in seguito alla morte
di S. Facondino, una delle figure più importanti della storia
di Gualdo, allora vescovo della città romana di Tadino: secondo
la leggenda venne eretta nel punto in cui due giovenchi, che trainavano
il carro su cui era posto il corpo di Facondino, si arrestarono senza
voler proseguire oltre.
Questa primitiva chiesa, una volta andata distrutta, venne ricostruita
nelle immediate vicinanze nel primo ventennio del sec. XI: da alcune
memorie risulterebbe che alla costruzione concorse persino l'Imperatore
tedesco Enrico II, detto lo Zoppo, che transitava lungo la Via Flaminia:
in quell'occasione le ossa del santo vennero trasferite nella nuova
chiesa che, fin dall'antico, dipese dalla cattedrale di Nocera.
In essa, da tempo immemorabile, esistono tre altari, con il maggiore,
dedicato al santo titolare, che conserva le reliquie di S. Facondino
e del suo diacono S. Gioventino.
L'edificio, esternamente, nel corso dei secoli ha perduto la sua originale
architettura: internamente, invece, si avvale di un'unica navata che
appare divisa in tre parti, le prime due con volta a crociera, l'ultima
con volta comune a botte e di un'abside. La sagrestia venne realizzata
nella seconda metà dell'Ottocento.
Di fianco alla chiesa si eleva un alto campanile di epoca medievale,
quasi una torre di vedetta, e la casa parrocchiale ricostruita nel
1880.
La chiesa, un tempo ricca di opere d'arte, oggi conserva soltanto
avanzi di alcuni dipinti, alcuni dei quali opera del pittore Matteo
da Gualdo. |
 |
 |
|